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 << I film della Pollanet Squad (POLIZIESCO) >> 
Milano violenta (1976)  
Regia
Mario Caiano
Musiche
Pulsar LTD
Con
Claudio Cassinelli
Raul Montalbani "Il Gatto"

Silvia Dionisio
Leyla

Elio Zamuto
Commissario Foschi

Vittorio Mezzogiorno
Walter

Biagio Pelligra
Tropea

Salvatore Puntillo
Ispettore Tucci

John Steiner
Fausto

Luciana Scalise
Ragazza presa in ostaggio

Margherita Horowitz
Segretaria Aspex

Luigi Casellato
Baudengo, ragioniere Aspex

Francesco D'Adda
Magistrato

Paolo Montesi


Massimo Mirani
Gavino

Bruna Righetti


Francesco Motolese


Luigi Marturano


Dada Gallotti
La svociata

Carlo Dorè


Ivana Monti
 (*)

Franco Mazzieri
Nicola, il falsario (*)

Sergio Testori
Poliziotto in motocicletta (*)

Vezio Natili
Funzionario di Polizia (*)

Oscar Sciamanna
Funzionario di Polizia (*)

Nando Sarlo
Cassiere Aspex (*)

Franz Colangeli
Funzionario di Polizia (*)

(*) non accreditato




"[…] Mario Caiano ha diretto con spreco di cadaveri una storiellina scontata. […] Tutti i luoghi più comuni di un certo tipo di racconto sono presenti in questo film dove la violenza è gratuita, ma dispensata a piene mani per fare colpo sullo spettatore. La sceneggiatura ricalca male i film americani di gangster e rapine e la livida fotografia cerca di caricare di suspence in racconto a base di succo di pomodoro spalmato sui cadaveri e pantere con le sirene spiegate."
G.Gs.(Giovanna Grassi) - Corriere della Sera - 07/03/1976

"La partenza sembrava quella di “Un pomeriggio di un giorno da cani” […]. Ma Mario Caiano, il regista, non se l’è sentita di affidare la presa del suo film alla psicologia dei personaggi e ha preferito andare sul sicuro. […] Tutto scontato, tutto già visto secondo le regole di un genere che dovrebbe essere ormai in agonia, anche se continuamente alimentato dalla cronaca nera alla quale Caiano abbondantemente (e fantasiosamente) attinge. Puntando tutto sull’azione il film riesce almeno ad essere meno reazionario di altri consimili. Ed è già un merito […]."
Leo - Il Messaggero - 06/03/1976


Corre il fatidico 1976 quando Mario Caiano decide di salire a Milano con la sua macchina da presa, per una lettura in chiave lombarda della delinquenza italiana. Il regista sceglie, per raccontare la sua denuncia, un’ambientazione tipicamente noir, che viene sottolineata in maniera quasi ossessiva dalla tosta OST di Pulsar, dagli atteggiamenti anglosassoni del protagonista e da una città avviata mestamente verso una decadenza oramai ineluttabile. Le Giulia Alfa Romeo sgommano presuntuose e bruciano sgomente sulle strade milanesi, se ne vedono di svariati colori, verdi, blu, bianche, velocissime si muovono senza affanni tra la fauna metropolitana, e gridano il loro furore irrispettose ed emancipate. Ottimo il cast composto dal povero Claudio Cassinelli (Raul Montalbani detto il Gatto), qui armato di baffi alla Franco Nero, Vittorio Mezzogiorno (Walter), Biagio Pelligra (Rebea), Silvia Dionisio (Leila), Margherita Horowitz (la Sbocciata) John Steiner (Fausto) ed Elio Zamuto negli insospettabili panni del commissario di turno. Il soggetto si sviluppa attorno ad una rapina progettata dal “Gatto” assieme ai suoi tre scagnozzi, presto ridotti a due dopo il brutale frontale tra il Fausto in moto ed un TIR che esce da una curva, e ad un misterioso basista presso la ASPEX. Montalbani detto il Gatto trattasi di uomo molto intelligente, accetta la sua condizione di delinquente e non fa progetti per il futuro; i sentimentalismi, l’amore non faranno mai parte della sua vita, nonostante le avances della prostituta Leila, avvenente e dolce, ma pur sempre una puttana. Caiano riesce a dare ritmo alla pellicola, gli inseguimenti sono spesso mozzafiato ma non sempre credibili, si intravede ad esempio anche nel videoclip una Fiat 500 giallo ocra parcheggiata in due posizioni differenti sulla stessa curva in due sequenze differenti, e ancor di più quando invece è un Fiat 124 ad essere prima centrato dalla Giulia della Polizia (apposta o no?), e poi parcheggiato più in là nella sequenza successiva. L’ambientazione brianzola, fra prati all'inglese curatissimi e ville très jolies, appare spesso fuori luogo e non in sintonia con il resto del prodotto molto più ruvido e clochardesco, così come la sequenza-choc dello schianto del Fausto contro l'autoarticolato appare per certi versi un pò pretenziosa. Un film comunque da non perdere assolutamente.
Trailer
Poster