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Vai gorilla (1975)  




"[…] Ben articolato nella trama, non priva di situzioni impreviste e di una discreta dose di suspense, il film si giova, oltretutto, di un ritmo notevolissimo, capace di imprimere alle scene d’azione una concreta validità. Tonino Valerii ha diretto, insomma, con buon mestiere anche se a volte, e ci riferiamo alle scene di pura violenza, i toni risultano un po’ troppo marcati. Ben registrato Fabio Testi nel ruolo del gorilla e convincenti gli altri […]. "
Cer. - Il Messaggero - 22/11/1975

"[…] ”Vai gorilla” […], pur ispirandosi alla cronaca nera d’attualità (i sequestri di persona), è meno realistico di un fumetto di Dick Tracy. A questo livello di favola criminale (e violenta) saremmo ben disposti ad accettare le gesta rocambolesche di Fabio Testi - bel fusto e attore ottuso - nei panni di Marco, Superman delle guardie del corpo […]. Il guaio è, però, che, contraddicendosi, il film continua a richiamarsi a una precisa realtà italiana, soprattutto nei dialoghi […]. Il guaio è che, per giunta, Valerii e i suoi sceneggiatori Maiuri e de Rita vogliono accoccarci pure un messaggio morale […]. Invece di fingersi moralista, Valerii avrebbe fatto meglio ad avere la mano più leggera nelle scene di pestaggio e di evitare gli stereotipi più frusti (gli stivali del malvagio), ma, in questo caso, di quanto sarebbero calati gli incassi? Accanto a un Renzo Palmer sprecato c’è la Marsani che sembra, vent’anni dopo, la reincarnazione di Lorella De Luca con due pizzichi di lezio in più. Salutiamo di passaggio l’ultima apparizione di Al Lettieri, caratterista americano di origine abruzzese, deceduto poche settimane fa di cirrosi epatica in un ospedale di Nuova York."
M. Mor. (Morando Morandini) - Il Giorno - 23/11/1975

"Nell’imperversare della delinquenza organizzata, il “gorilla”, moderno samurai che difende il plus valore, compare ufficialmente nel cinema italiano. Dopo la grottesca e felice caratterizzazione di Alberto Sordi, ecco l’impulsivo naturalismo di Fabio Testi, qui nei panni di un ex acrobata che protegge le fortune di un imprenditore edile. […] Concepito unicamente come film d’azione, Vai gorilla di Tonino Valerii […] esemplifica ancora una volta l’ideologia del farsi sommaria e personale giustizia. […] [Comunque] il film di Valerii va giudicato nei limiti di una “finzione” che ha le sue radici in certo cinema e in certa letteratura americani, cui lo stesso regista ha onestamente dichiarato di essersi ispirato. Non sempre la pellicola “morde” con la necessaria efficacia, anche perché i contorni psicologici sono troppo sommari, ma, specie nella seconda parte, ci sono parti di buon risalto tecnico e costruite con professionale spettacolarità d’intenti […]. Accanto a Testi, che ha certo lo psisique du role essendo già stato in gioventù anch’egli stuntman, c’è Claudia Marsani, scoperta da Visconti e qui gettata dall’interno all’esterno, e il bravo caratterista americano Al Lettieri, che apprendiamo ora essere recentemente scomparso."
M.Po. (Maurizio Porro) - Corriere della Sera - 23/11/1975


"La violenza oggi in Italia ha fatto nascere una nuova professione, quella del 'gorilla'", così urlava la locandina di Vai gorilla, nel lontano e burrascoso 1975, l'anno-record dei sequestri di persona in Italia. Fabio Testi è l’ètoile assoluta di uno dei capolavori dei "polizieschi senza la polizia", firmato Tonino Valerii da un soggetto e sceneggiatura di due tra i più validi movie-writers made in Italy, Dino Maiuri e Massimo De Rita. Marco (Fabio Testi) si è rifugiato nel mondo dei gorilla perché la sua città, Roma, non gli dà la possibilità di lavorare, di poter condurre una vita normale; così attraverso uno stratagemma riesce a farsi assumere da uno dei più facoltosi imprenditori edili della città, Sampioni (Renzo Palmer), uomo un po’ rude ma scava scava in fondo di animo gentile. Claudia Marsani interpreta invece Vera Sampioni, figlia dell’imprenditore, adorabile ingenua ragazzetta che rimarrà folgorata dalle maniere forti del gorilla di papà, mentre il fratellino (Pietro) del protagonista è incarnato da un giovane e invasato Saverio Marconi. Il misterioso capo dei cattivi, ottimo tiratore di carab(b)ina e malvagio, molto malvagio oltre ogni possibile immaginazione, ama le Harley Davidson, la bamba e soprattutto un paio di stivali da moderno cavallerizzo che calzerà per tutto il film. La banda dei malavitosi vanta agganci e aderenze di prim'ordine, persino in politica, e vuole i soldi dell’imprenditore senza trattare, e Marco il gorilla è un ostacolo da abbattere al più presto. Il film gode di sequenze oramai consegnate alla storia del cinema a noi caro, come oublier la claustrofobica scena in cui il gorilla si trova agganciato alle pareti dell’ascensore oramai privo della parte inferiore, mentre i delinquenti se la sghignazzano lanciandolo a velocità sostenuta, qualche piano più sotto. Tra le trame del film affiora deciso anche il tema dell’amicizia, quell’amicizia contraria ai tradimenti, contraria soprattutto all’egoismo, come il povero Ciro Musante (Al Lettieri) dimostrerà. Anche l’azione ed il ritmo sono ben miscelati, e si rimane estasiati allorquando una Giulia della Polizia insegue i malavitosi su un treno in corsa offrendo, al termine di un inseguimento mozzafiato anche se un pò accelerato, la possibilità al protagonista di sterminare uno ad uno i suoi nemici. Molto buona la regia del director Valerii, che mette a frutto l'esperienza conseguita con i tanti Spaguetti Western, nell'assalto al treno finale e nel duello, nel corpo a corpo e nelle sparatorie, e davvero importante la OST del trio Bixio-Frizzi-Tempera di cui abbiamo gustato una traccia dalla Cinevox ma che meriterebbe una riedizione completa e chissà che non potremo avere a breve una bella sorpresa. Un ultimo pensiero positivo va al maestro d’armi Remo De Angelis che ha svolto un lavoro magnifico rendendo gli attori credibili tiratori, composti, fieri, ed equilibrati, peculiarità fondamentali nei “veri” tireurs d’èlite.
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