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La polizia accusa: il servizio segreto uccide (1975)  
Con
Luc Merenda
Commissario Giorgio Solmi

Mel Ferrer
Magistrato Michele Mannino

Delia Boccardo
Maria, giornalista fidanzata del Comm. Solmi

Tomas Milian
Capitano Mario Sperlì, Ufficiale dei Servizi Segreti

Michele Gammino
Vice Commissario Luigi Caprara

Paola Tedesco
Giuliana Raimondi "La Tunisina"

Franco Giornelli
Frank Smith

Gianfranco Barra
De Luca

Carlo Alighiero
Remo Ortolani

Claudio Gora
Industriale Martinetti

Claudio Nicastro
Direttore del carcere

Antonio Casale
Giovanni Andreassi "Massù"

Giovanni Di Benedetto
Generale Eugenio Stocchi

Arturo Dominici
Questore

Carlo Gaddi
Compare di Massù

Giancarlo Badessi
Vittorio Chiarotti

Clara Colosimo
Baronessa Isadora Grimani

Tom Felleghi
(come Tommaso Felleghi)
Ex Colonnello Giulio Scanni


Cesare Di Vito
Investigatore sulla scena del crimine di Chiarotti

Massimo Ciprari
Uomo in palestra (*)

Luciano Zanussi
Cancelliere del Giudice Mannino (*)

Rossana Canghiari
Domestica di casa Grimani (*)

Romano Milani
Domestico casa Chiarotti (*)

Calogero Caruana
Detenuto durante la rivolta (*)

Umberto Santolamazza
 (*)

Ettore Arena
 (*)

Nando Sarlo
Avvocato di Martinetti (*)

Sergio Martino
Pilota elicottero (*)

Loredana Nusciack
Moglie di Martinetti (*)

Maurizio Mattioli
Uomo al campo di addestramento militare (*)

Goffredo Unger
 (*)

Fortunato Arena
Uno degli uomini che simula il suicidio dell'ex Colonnello Scanni (*)

Alfonso Giganti
Poliziotto (*)

(*) non accreditato




"Un altro film di pseudo denuncia sul filone del poliziesco all’italiana, alla ricerca di una mai raggiunta identità con alcune vicende che hanno sconvolto il nostro paese. […] Maldestra nella sceneggiatura e ancor più nella fattura (le scene d’azione, rifatte su modelli troppo noti per essere ancora credibili, tanto che il pubblico prevede ogni mossa della vicenda), la pellicola s’impantana in tanti luoghi comuni, senza lasciare spazio a un autentico interesse. Alla fine si condanna l’ideologia nazista, che prevede il sacrificio degli individui di fronte alla causa dei pochi eletti: e qui sta il progressismo. Attori abbastanza spaesati, da Luc Merenda a Mel Ferrer a Tomas Milian; e in più Delia Boccardo nell’assai improbabile personaggio di una giornalista."
M.Po.(Maurizio Porro) - Corriere della Sera - 15/04/1975

"Logico che dal filone dedicato alla polizia si passasse, con cauto passo, a temi collegati ma assai più aspri, come quelli che ogni giorno la cronaca fa piombare in ogni casa, dal 1969. Trame nere e servizio segreto, per intenderci. […] ”La polizia accusa” inizia benissimo, grazie ad un montaggio incalzante, poi, lentamente, scende di tono, anche perché Luc Merenda è un commissario di polizia abbastanza improbabile e Mel Ferrer, procuratore della Repubblica, è solo l’ombra del caratterista che fu. Soltanto Tomas Milian riesce a dare corpo ad un personaggio difficile, quello dell’ufficiale del controspionaggio, disegnandone i contorni psicologici con bravura. E c’è un dialogo scialbo, piatto, di serie B. Sergio Martino mostra un certo gusto alle immagini macabre, alle uccisioni d’effetto. Non ha mai il silenziatore. Grida sempre, insomma. […]"
C.R., - Il Giorno - 14/04/1975


All'interno dei film polizieschi, un discorso a parte merita l'opera di Sergio Martino, peraltro uno dei maggiori registi dell'intero cinema di genere italiano con opere che spaziano dalla commedia sexi ai cannibal movies, passando per i thriller e, ovviamente, per i polizieschi, con l'altro notevole Milano trema la polizia vuole giustizia. La polizia accusa..., infatti, si ispira a un profilo più alto, lascia da parte le rapine in banca, le bande e la microcriminalità e attacca frontalmente la questione delle trame oscure legate ai servizi segreti deviati, doppiogiochisti e golpisti. Corre infatti il 1975, e Martino si impegna in un vero e proprio instant-movie, considerando che nell'opinione pubblica è ancora vivo lo sgomento per le bombe in Piazza della Loggia a Brescia e sul treno Italicus, nelle quali iniziano ad emergere chiare responsabilità da parte dei servizi segreti che però non portano (neanche adesso) ai burattinai della intera strategia. E così Luc Merenda impersona il commissario Giorgio Solmi, un integerrimo funzionario dello Stato che a partire da un delitto che sembra già risolto in partenza inizia invece a fare luce su una misteriosa morìa di alti ufficiali delle Forze Armate (eccezionale la scena gore nella quale uno schizzo di sangue finisce sull'obiettivo della telecamera mentre un treno dilania un generale). A fargli da contraltare c'è Tomas Milian nei panni del capitano Sperlì, oscura figura di controspione che interpreta alla perfezione il suo ambiguo ruolo in ogni scena, e sguardo-spento-faccia-di-cemento Mel Ferrer alias il giudice Mannino, classico magistrato con una ferrea attenzione alla legalità che decide di sostenere il commissario quando è ormai troppo tardi. A completare il cast ci sono le belle Delia Boccardo (nel ruolo di una giornalista infatuata di Merenda) e Paola Tedesco, ex valletta di Pippo Baudo, che interpreta una prostituta detta la Tunisina, nonchè una schiera di caratteristi del poliziesco che in questo film spuntano una parte più importante, come Gianfranco Barra (che poi diventerà il famoso commissario-testimonial delle Pagine Gialle), Carlo Gaddi e Michele Gammino, amabile presentatore qualche anno dopo di Giochi senza frontiere. Ma soprattutto va ricordato Antonio Casale: quest'ultimo impersona ineceppibilmente Massù, uno spietato killer che prima di essere a sua volta fatto tacere per sempre si lascia dietro di sè una lunga sequenza di cadaveri e qualche ammissione. Il film risulta essere in generale molto gradevole, seppure presenti qualche incongruenza nella sceneggiatura e alcuni errori macroscopici di ripresa che sono riportati a fianco. Il finale apocalittico (con un prologo sulle montagne abruzzesi) regala allo spettatore più di una sorpresa, anche se l'appassionato di polizieschi probabilmente non si stupirà più di tanto. Sorprende invece l'interpretazione di Luc Merenda, mai sgarbato con la sua donna e quasi ai limiti di un'inaccettabile correttezza politica. E duole, invece, vedere la magistrale performance di Massù data dalla maschera di Antonio Casale. Perchè tutti i grandi registi del poliziesco hanno utilizzato così poco questo straordinario attore?
Trailer
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