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Il grande racket (1976)  
Con
Fabio Testi
(Doppiato da Pino Locchi)
Maresciallo Nicola Palmieri

Vincent Gardenia
(Doppiato da Ferruccio Amendola)
Zio Pepe

Renzo Palmer
Padre di Stefania

Orso Maria Guerrini
Gianni Rossetti

Glauco Onorato
Mazzarelli

Marcella Michelangeli
Donna di fiducia di Rudy

Romano Puppo
Domenico "Il solista del mitra"

Antonio Marsina
Avvocato

Sal Borgese
Salvatore

Gianluigi Loffredo
(Doppiato da Manlio De Angelis)
Rudy "Il Marsigliese"

Daniele Dublino
Commissario di Polizia

Anna Zinnemann
(come Anna Bellini)
Anna Rossetti


Edgardo Biagetti
(come Edy Biagetti)
Giudice Biagetti


Salvatore Billa
Barrera

Giovanni Bonadonna
Cuomo

Franco Borelli
Oreste Saclà

Pietro Ceccarelli
Lucimir

Domenico Cianfriglia
Uomo di Rudy

Giovanni Cianfriglia
(Doppiato da Sergio Fiorentini)
Uomo di fiducia di Rudy

Roberto Dell'Acqua
Uomo di fiducia di Rudy

Ruggero Diella
Picchio, nipote di Zio Pepe

Dino Mattielli
Guardia carceraria

Carmelo Reale
Raspart

Angelo Ragusa
Caccola "Il toscano"

Massimo Vanni
(Doppiato da Massimo Giuliani)
Uomo di fiducia di Rudy

Pupita Lea Scuderoni
Donna al ristorante (*)

Benito Pacifico
Uomo di Rudy (*)

Osiride Pevarello
Guardiano della fabbrica di Barrera (*)

Enzo G. Castellari
(Doppiato da Ferruccio Amendola)
Proprietario della trattoria (*)

Angelo Boscariol
Uomo alla stazione (*)

Lina Franchi
Donna al supermercato (*)

Aldo Dell'Acqua
Poliziotto alla stazione (*)

Nestore Cavaricci
Uomo alla stazione (*)

Mario Castaldi
Uomo al ristorante (*)

Emilio Messina
Rapinatore / Delinquente alla fabbrica di Barrera (*)

Carlo Gentili
Negoziante (*)

Antonio Spinnato
Poliziotto (*)

Stefania G. Castellari
Stefania (*)

Sergio Ruggeri
Uomo di Rudy (*)

Leonardo Scavino
Proprietario del negozio di giocattoli (*)

Fulvio Mingozzi
Proprietario del bar (*)

Franco Ukmar
Delinquente alla fabbrica di Barrera (*)

Omero Capanna
Uomo di Rudy (*)

Renzo Giovanni Pevarello
Uomo di Rudy (*)

Attilio Pelegatti
Un avvocato (*)

(*) non accreditato




"Film di chiaro stampo poliziesco, “Il grande racket” narra di un baldo commissario impegnato con tutte le sue forze a combattere una organizzazione di criminali che, con la scusa della “protezione”, taglieggia i negozianti mentre si propone colpi ben più consistenti nei confronti dei grossi centri produttivi. […] Questa la trama del film diretto da Enzo G. Castellari, indubbiamente un esperto nel genere, il quale, però, nel caso specifico si è lasciato prendere un po’ troppo la mano dalla componente in cui la violenza emerge in assoluto, trascurando di imprimere la dovuta sostanza al disegno psicologico dei personaggi e di conferire credibilità a taluni aspetti della nostra società, corollario all’avventurosa vicenda. Ciò non toglie che la narrazione scorra ben ritmata e non priva di ottimi momenti specie là dove l’azione diviene serrata, sino al finale realizzato in un esaltante crescendo. […]"
Cer - Il Messaggero - 23/08/1976

"E' un film fascista. E' un film abietto. E' un film idiota. E' fascista perchè, abbinando lo stereotipo del giustiziere solitario con quello del poliziotto reso impotente nell'esercizio del suo dovere dalle norme dello Stato di diritto (e scopiazzando malamente all'inizio la bella trovata di "Killer Elite" di Peckinpah), sostiene l'ideologia reazionaria secondo la quale la criminalità non si combatte applicando le leggi, ma contrapponendo violenza a violenza secondo la regola del taglione: dente per dente, uccisione per uccisione. E' abbietto a tutti i livelli: nella rappresentazione della violenza condita, come il mercato impone, di sesso inteso come stupro; nella connotazione dei criminali, proposti come mostri da sopprimere; nella becera misoginia che solletica il razzismo dei maschi in sala (scocca l'applauso quando la componente femminile della banda di picchiatori, non a caso dipinta come la più crudele e sguaiata del gruppo, si becca un calcio nel basso ventre o quando finalmente muore, crivellata da raffica di mitra); nell'istigazione al linciaggio come fa in una scena, tentando di provocare un'identificazione collettiva tra la folla del film e quella che, a fior di 2500 lire a cranio, assiepa la sala; nell'ignobile intento di far ridere alle spalle di un padre (Renzo Palmer che dovrebbe vergognarsi di guadagnare milioni in galere di questo genere) che, stravolto dalla sorte della figlia violentata, rincorre un'apocalittica strage dei delinquenti. E', infine, idiota, il che potrebbe essere una circostanza attenuante nel senso che diminuisce i possibili danni della sua abiezione reazionaria. La sua è l'idiozia di un fumetto "nero" di infimo livello dove l'inverosimiglianza dell'intrigo era raddoppiata da quella dei personaggi, sfiora spesso la comicità involontaria e vi sprofonda nel massacro finale."
M.Mor. (Morando Morandini) - Il Giorno - 12/09/1976


Buio ed esplosivo il capolavoro di Enzo G. Castellari, girato a Roma nel ’76 quando l’estorsione era in piena evoluzione e i commercianti cominciavano a rendersi conto della loro debolezza di fronte al racket, nuova fonte di guadagno per la malavita organizzata. L’ atmosfera che si respira sin dall’inizio è adrenalinica; nella gang dei malavitosi spicca per malvagità una straordinaria Marcella Michelangeli (che l'anno seguente interpreterà anche la terrorista in Italia: ultimo atto?), caso più unico che raro nel poliziesco di attrice protagonista che accoppa invece di essere accoppata, e un inedito Massimo Vanni che si spoglia dei consueti panni di poliziotto della "speciale" per indossare quelli di uno tra i malviventi più sadici della banda. Ma i teppistacci in realtà vanno oltre la cattiveria, oltre i soldi da estorcere; vogliono dettare le loro regole, le loro norme e leggi, che non devono essere disattese, mai. Il ritmo diventa sempre più incalzante grazie anche alla OST by Guido & Maurizio De Angelis, affezionati compositori di Castellari, che in questo film si lasciano andare a mirabili variazioni psichedeliche nella melodia che meriterebbero senza dubbio una ripubblicazione su digitale, così come il film stesso mai editato in VHS in Italia. Fabio Testi, nella sua migliore performance, è il maresciallo Nico Palmieri, costretto a fare i conti con una serie di fuochi incrociati, impersonati da un lato dai taglieggiatori e dall'altro dalla scarsa collaborazione delle vittime terrorizzate e dei suoi superiori eccessivamente zelanti. Nel cast figurano anche un indimenticabile Renzo Palmer nel ruolo di un ristoratore ribelle a cui il racket per piegarlo violenta la figlia (in realtà, come in La polizia incrimina la Legge assolve è ancora Stefania Castellari, figlia del regista), nonchè un gran numero di noti caratteristi del poliziesco, tra cui Glauco Onorato (Poliziotto Sprint), Sal Borgese (La banda del gobbo), Giovanni Cianfriglia (la guardia del corpo di Napoli Violenta) Massimo Vanni (probabilmente il cascatore più visto nei polizieschi, sia come poliziotto che come delinquente). Il film si può suddividere idealmente in due parti: nella prima si introduce il racket e i tentativi, vani, della polizia di debellarlo, e nella seconda Palmieri abbandona la legalità organizzandosi privatamente e mettendo su una sorta di banda di giustizieri spinti dalla vendetta personale più feroce. Palmieri non è più l’ingenuo poliziotto che i malavitosi scaraventano giù nella scarpata assieme al suo 124, Palmer non è più l’oste bonaccione e disponibile dopo lo stupro e l’uccisione del suo dolce angelo, l’Ing. Rossetti non è più il campione olimpico che viveva felice con la moglie la sua favola sportiva, zio Pepe non è più il ladro gentiluomo senza il suo giovane nipote, e Rossetti vuole ritrovare quella dignità personale calpestata dal Nuovo Crimine Organizzato. Spari, spari, tantissimi spari, una tempesta di piombo riempie l’ultima mezz’ora del film, lo spettatore rimane attonito di fronte a tante armi, a tanti proiettili, si spara e si muore, si spara per non morire, si spara per uccidere i ricordi della vita, forse per salvare i ricordi di altri esseri umani: il film di Castellari è un capolavoro di azione grazie ad una ambientazione cruda e ad una sceneggiatura felice, capace di supportare un soggetto non del tutto originale.
Trailer (USA)
Poster