[…] Ora furoreggiano (si fa per dire) le storie nelle quali il tradizionale gioco delle parti assegna quella dei “buoni” ai nostri poliziotti e quella dei “cattivi” alla nuova spietata malavita. E La polizia è sconfitta è uno di quei film nei quali però la polizia – qui di Bologna, una alla volta tocca a tutte le città – rimedia una serie di figuracce finché non adotta gli stessi metodi sbrigativi e cruenti degli avversari, magari navigando ai margini del codice. La violenza, sciorinata senza risparmio con effetti di bassa macelleria, conforta allora la tesi che senza una “brigata speciale” che spazzi via tutti senza complimenti (e di qui ai cosiddetti “vigilantes” e ai cittadini che si fanno giustizia da sé il passo evidentemente è breve) la città non vivrà mai tranquilla. Ed è una violenza che contagia tutti, anche i più miti (sullo schermo come nella sala dove solleva mormorii d’approvazione): nella sequenza finale, un delinquente ferito è fatto letteralmente a pezzi dalla folla inferocita. E dire che il film non è confezionato nemmeno troppo male: il regista Domenico Palella non è uno sprovveduto e la sceneggiatura, sua e di Dardano Sacchetti, che pesca qua e là nella cronaca nera di oggi, è abbastanza furba. Ma il film è interpretato da Marcel Bouzzufi che ha la faccia di un ergastolano evaso piuttosto che quella di un commissario, e dove non sai mai se a sparare sono gli agenti o i banditi tanto si somigliano, ha un grosso difetto: educa alla violenza là dove crede, o finge di credere, di combatterla. […] A.Bl. - La Stampa - 02/08/1977
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