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 << I film della Pollanet Squad (POLIZIESCO) >> 
La legge violenta della squadra anticrimine (1976)  
Musiche
Piero Pintucci
Con
John Saxon
Commissario Jacovella

Lee J. Cobb
Dante Ragusa

Renzo Palmer
Maselli

Rosanna Fratello
Nadia

Antonella Lualdi
Anna Jacovella

Lino Capolicchio
Antonio Blasi

Thomas Hunter
Turrini

Giacomo Piperno
Giordani

Guido Celano
Papà di Antonio

Alfredo Zammi
Pasquale Ragusa, "Nino"

Pasquale Basile
Nicola

Francesco D'Adda
Poliziotto in sala operativa

Renato Basso Bondini
Uomo di Ragusa

Teodoro Corrà
Charlie (*)

Sergio Mioni
Mario (*)

Angelo Boscariol
Giornalista (*)

(*) non accreditato




"Indeciso fra il filone poliziotto e il filone mafioso, il soggettista Lucio De Caro, sceneggiando a quattro mani, ha aggiunto un omaggio molto discutibile al giornalismo. […] La condotta del film, diretto da Stelvio Massi senza convinzione, è ingenua oltre ogni dire, fin nelle sequenze d’azione, in cui oggi tutti son smaliziati."
Au.Sa.(Aurora Santuari) - Paese Sera - 21/05/1976

"[…] Il film di Stelvio Massi, uno specialista dell’azione, pur non proponendo niente di nuovo, anzi ispirandosi ad antichi modelli, ha qualche merito, non limitato soltanto alla dinamica delle scene. Il regista e lo sceneggiatore tentano qua e là la strada dell’approfondimento psicologico, ma il colpo riesce a metà, dato che ogni pausa, nel genere poliziesco, segna una caduta di interesse. […]"
C.R. - Il Giorno - 30/05/1976

"Un guazzabuglio falsamente moralistico e scombinato, sviluppato in prospettive consumistiche con troppi personaggi e dialoghi ridicoli. […] Oltre a tutti questi luoghi comuni, la pellicola diretta da Stelvio Massi affronta il ben più grave tema degli intrighi di Stato, delle bustarelle […]. Nel tentativo di strizzare l’occhio a Cadaveri eccellenti e di imitarne il clima fatiscente, il soggettista nonché sceneggiatore Lucio De Catro cade continuamente nel ridicolo […]. Nel dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte si salva solo il bravo Lino Capolicchio mentre, tra le grazie un po’ sciupate della Lualdi e quelle mediterranee della Fratello, si preferisce guardare la solarità del barocco leccese."
G.Gs. (Giovanna Grassi) - Corriere della Sera - 23/05/1976
Sequenza
Poster