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La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori (1975)  
Con
Luc Merenda
(Doppiato da Sergio Graziani)
Mario Colella

James Mason
(Doppiato da Giorgio Piazza)
Ing. Filippini

Irina Maleeva
(Doppiato da Rita Savagnone)
Lina

Marino Masé
(Doppiato da Cesare Barbetti)
Pardi

Daniele Dublino
(Doppiato da Pino Locchi)
Avvocato Bonanni

Vittorio Caprioli
Commissario Magrini

Valentina Cortese
Grazia Filippini

Marco Liofredi
Fabrizio Colella

Francesco Impeciati
Antonio Filippini

Alessio Juso
Figlio di Antonio Policrìti

Enzo Pulcrano
Labbrone

Giulio Baraghini
Poliziotto

Renato Baldini
Antonio Policrìti

Serena Bennato
Slava complice dei rapitori

Flora Carosello
Moglie di Antonio Policrìti

Raoul Lo Vecchio
Pino Natrella, "Il Biondo"

Renato Romano
Rapitore

Giuseppe Colombini


Salvatore Billa
Uomo di Pardi

Loris Bazzocchi
Rapitore

Nello Palladino
Funzionario Motorizzazione (*)

Rolando De Santis
Poliziotto (*)

Dolores Calò
Donna per strada durante la consegna del riscatto (*)

Osiride Pevarello
Uomo al Tiro a segno (*)

Tom Felleghi
(Doppiato da Arturo Dominici)
Capo "I.F.I. - La Falange" (*)

Gilberto Galimberti
Guidatore furgone "Latte Daunia" (*)

Sandro Scarchilli
Uomo alla porta sede "I.F.I. - La Falange" (*)

Cesare Di Vito
Giornalista (*)

Pietro Ceccarelli
Uomo di Pardi (*)

Alfonso Giganti
Uomo fuori dalla scuola (*)

(*) non accreditato




"[…] Un buon soggetto per un film che sarebbe potuto essere sottilmente psicologico, nel gioco dei vari personaggi, è in parte tradito dal taglio volutamente melodrammatico imposto dal regista. Così, a parte alcuni momenti assai densi, ”La città sconvolta” finisce per ricalcare tracce già percorse da altre pellicole, sfiorando il nocciolo dell’angosciosa vicenda. Per accenni Fernando Di Leo enuncia alcune verità sui rapimenti, spesso in tono didascalico, ma al momento di affondare con sicurezza la cinepresa nei personaggi preferisce risolvere in modo esteriore le situazioni. Nonostante questo l’apporto recitativo di James Mason, della brava Valentina Cortese e di Luc Merenda è di qualità. Discorso a parte merita Caprioli. Pur non riuscendo completamente a dominare il personaggio (c’è qualche eccesso) l’attore riesce finalmente a dare un ritratto vero di un commissario di polizia. Il film, per la sua sconvolgente attualità, suscita interesse e tensione. Per essere perfetto sarebbe stato necessario un pizzico di coraggio in più. "
C.R. - Il Giorno - 29/08/1975

"Poteva essere un film denuncia contro l’industria dei sequestri e contro una società che sembra incapace a combatterli efficacemente. Ma il risultato è un ulteriore variante del più corrivo genere avventuroso con l’aggravante, stile western, del pistolero che si fa giustizia da solo. […] La platea non va tanto per il sottile e presa nel furbo meccanismo parapopulista finisce con l’applaudire il privato massacro del vendicatore solitario. Un film immorale e asociale (il filone dedicato alla “maggioranza silenziosa” conta già una ricca filmografia da Cane di paglia a oggi), nel quale stupisce vedere coinvolti bravi attori come James Mason, Valentina Cortese e Vittorio Caprioli."
S.C. (Sandro Casazza) - La Stampa - 05/09/1975

"Il feroce assassinio di Cristina Mazzotti rende particolarmente attuale questo film che trae lo spunto dalla tragica realtà dei sequestri di persona per svilupparsi però secondo il logoro schema del poliziesco all’italiana e dei vari giustizieri privati. […] Fernando Di Leo, passato dal genere erotico […] a quello poliziesco […] ha sfruttato il suo buon mestiere a fini spettacolari, evitando di addentrarsi nei risvolti sociali e psicologici che la storia poteva avere. Peccato perché l’occasione era buona. Tra gli interpreti si distinguono Vittorio Caprioli nella gustosa caratterizzazione di un commissario e la versatile Valentina Cortese nel ruolo della moglie del costruttore. James Mason e Luc Merenda si affidano al mestiere."
Leo - Il Messaggero - 06/09/1975


Due ragazzini romani sono molto amici; Antonio è figlio di Filippini, importante uomo d'affari della capitale, Fabrizio è invece figlio del vedovo Colella, meccanico in una squallida officina della periferia. Di Leo traccia abilmente attraverso i volti dei suoi personaggi un profilo ideologico-politico che in quegli anni pervadeva l'intera società, schierandosi sempre dalla parte del cittadino più povero, che lavora alacremente per assicurare al figlio un futuro dignitoso. Antonio viene rapito assieme al suo amichetto più sfortunato, lì per caso, ed avendo il Filippini senior traccheggiato di fronte all'esosa richiesta di dieci miliardi per il riscatto, i rapitori uccidono a scopo dimostrativo Fabrizio con una pistolettata a bruciapelo. Colella diventa così il giustiziere che risale lentamente ma inesorabilmente ai capi dell'organizzazione (il potere finanziario), sterminando i suoi componenti uno ad uno senza nessuna pietà. In questo film si rivede Vittorio Caprioli, attore amatissimo da Di Leo, nel ruolo di un commissario cosciente dell'impotenza delle forze dell'ordine di fronte alla delinquenza organizzata, che sembra quasi avallare le gesta eroiche di Antonio Colella. Luc Merenda rappresenta bene il cittadino che trova nella violenza e nella giustizia personale il fine ultimo della sua esistenza. La tragedia che lo ha colpito scatena la sua ira che non si rivolge semplicemente agli assassini del suo bambino, ma si tramuta in un grido lancinante grondante di sangue, che si libera atroce abbattendosi su una società schiava della paura. Colella è il proletario che si ribella al capitalista e trova nella forza l'elemento distruttore dell'ordine prestabilito ridimensionando così la classe dominante.
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