Milano ha paura, vige il disordine, la destabilizzazione.
Muoiono uno dopo l'altro: il commissario Del Buono, il giovane Gerardo, il vecchio del canale, una povera bambina nel suo innocente grembiulino azzurro, e la dolcissima Maria Ex.
Tutte le persone che entrano in qualche modo in contatto con il Padulo, interpretato da un convincente Richard Conte, trovano inesorabilmente la morte.
Il Salussoglia o Padulo ha un solo grande nemico, il commissario Canepano, interpretato dal bel Luc Merenda, deciso più che mai a ridare ordine alla sua triste città, adoperando spesso metodi un po' discutibili, ma senz'altro molto efficaci.
La violenza è la star assoluta di questa pellicola, niente e nessuno ne è esente, ed è solo con essa che la società civile recepisce la dottrina del bene professata dalla chiesa cattolica: è la paura che rende il cittadino ordinato.
L'ordine attraverso il disordine è perseguito da gente come il Padulo che è peraltro solo un piccolo ingranaggio di una macchina ben più complessa, cui anche il poliziotto Gianni Viviani, uomo di grande astuzia, interpretato dal sempre ottimo Silvano Tranquilli, fa riferimento.
Il film sprigiona lampi di pesante critica rivolti soprattutto al sistema della giustizia, dell'ordine e politico, che considera l'intimidazione l' unico mezzo efficace per la gestione di una società complessa come la nostra.
L'uomo è considerato non più come individuo capace di esprimere idee, è invece solo una parte infinitesimale che assieme agli altri compone un numero intero capace di seguire all'unisono tutto ciò dispostogli dall'alto.
IPSE DIXIT (a cura di Franco Grattarola)
[...] Diretto tenendo presenti le esigenze del film d’azione, con spettacolari caroselli automobilistici, il film è teso e tiene desta l’attenzione, anche se le sue connotazioni ideologiche sono volutamente poco chiare. [...] Siamo di fronte a una Milano che sembra Nuova York, e il film tiene presenti i modelli dei film polizieschi americani con il personaggio violento ma di buon cuore che mette a repentaglio se stesso pur di salvare la comunità. Adeguati e ben scelti gli interpreti principali: l’efficientissimo Luc Merenda e il sornione Richard Conte.
M.P. (Maurizio Porro) - Il Giorno - 25/08/1973
La sceneggiatura di questo poliziesco italiano è movimentata dalla spettacolare evocazione di fatti salienti della cronaca nera. […] E’ un film in molti punti inattendibile, anche se l’effettistico aggancio a dati di cronaca conferisce dinamismo a vari episodi. L’interesse viene meno nell’ultima parte, per l’incredibilità della prospettiva “fantapolitica”. Gli interpreti recitano con buon mestiere.
A.V. (Achille Valdata) - La Stampa - 26/08/1973
[...] Al di là della sua intonazione politica – peraltro appena accennata e molto relativamente credibile – la trama poggia interamente sull’azione; azione che Sergio Martino ha sfruttato con abile mestiere sul piano, soprattutto, della spettacolarità, conferendo così alla pellicola toni incisivi ed esaltanti, capaci di destare nello spettatore un interesse pressoché costante. Conferisce validità al film l’ottima interpretazione di Luc Merenda [...].