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 << I film della Pollanet Squad (POLIZIESCO) >> 
Milano: il clan dei calabresi (1975)  
Con
Antonio Sabàto
Paolo Mancuso

Silvia Monti
Laura Monachesi

Pier Paolo Capponi
Commissario di Polizia

Nicoletta Rizzi
Lidia, moglie di Paolo

Fred Williams
Dario Lippi

Mario Donen
Gino

Melù Valente
Maestra presa in ostaggio da Paolo

Toni Ucci
Ugo Merenda

Peter Carsten
Maraschi

Giulio Baraghini
Maresciallo

Bruno Di Luia
Pino

Nando Marineo
Dottore

Mirella Rossi
Prostituta cui viene data una lezione

Nicola D'Eramo


Elena De Merick
Liliana Lamanna

Pasquale Fasciano
Uomo al commissariato che si lamenta dei calabresi (*)

Non identificato
De Carmine, poliziotto (*)

Romano Targa
 (*)

Calogero Azzaretto
 (*)

Luciano Zanussi
Uomo alla sala da gioco (*)

Alba Maiolini
Prostituta (*)

Nando Sarlo
Uomo alla sala da gioco (*)

Antonio Anelli
Investigatore sulla scena del crimine (*)

Nestore Cavaricci
Uomo delle pulizie alla sala da gioco di Maraschi (*)

Lina Franchi
Prostituta (*)

Francesco D'Adda
Scalise, poliziotto (*)

Lella Cattaneo
Donna alla bisca (*)

(*) non accreditato




"[…] Salita e caduta di uomo, con tentativo di una vaga, e qualunquistica analisi sociologica, sono rappresentate con efficacia dal regista Giorgio Stegani, padrone dei mezzi cinematografici che gli consentono di mantenere tensione per tutto l’arco della vicenda.Tensione e nient’altro. Antonio Sabàto, sia pure con qualche riserva, è un buon protagonista. Meglio di lui Nicoletta Rizzi, intensamente espressiva, e Silvia Monti. […] C’è anche una trovatina che vorrebbe collegare i giorni del dopoguerra milanese agli attuali: le scene finali, drammatiche, sono girate in un villaggio di catapecchie che ricorda, nella struttura, nei personaggi che la popolano, persino nel dinamismo della scena,”Miracolo a Milano”. Ma anche qui siamo ad un gioco tutto di testa, non approfondito, e perciò non attendibile."
C.R. - Il Giorno - 31/05/1975

"Gran parate di teppisti, prostitute, barboni ed emarginati di vario genere, sullo sfondo della “mala” calabrese nelle periferie della Milano industriale. […] La farraginosa vicenda trova il proprio epilogo in un’improbabile bidonville alle porte della città, fra sanguinari “barboni” che rovesciano il mito edificante di Miracolo a Milano. Questa specie di citazione alla rovescia è forse il solo segno che attesti una vaga consuetudine col cinema del regista Giorgio Stegani, che per il resto ostenta il più assoluto analfabetismo per quanto riguarda la tecnica del racconto ed il linguaggio della cinepresa. Fra le cose più esilaranti di questa mal riuscita imitazione di film, condita dalla solita immancabile dose di violenza, sono da segnalare gli estemporanei predicozzi di alcuni personaggi di contorno, che illustrano con insulsa retorica i disagi della condizione meridionale."
R.P. (Renato Palazzi) - Corriere della Sera - 01/06/1975
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