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San Babila ore 20 un delitto inutile (1976)  
Musiche
Ennio Morricone




"[…] Carlo Lizzani, che era diventato un regista del sistema (cinematografico), da un po’ di tempo, tenta di uscirne, realizzando film a basso costo, cercando di mordere la nostra quotidianità, portando in primo piano storie di puttane e fascisti, richiamandosi alla vecchia lezione neorealista, l’unica, secondo lui, in grado di far uscire il cinema italiano dal vicolo cieco in cui s’è cacciato, dalla moda “rétro”, dal dannunzianesimo, dalla pornografia di piccolo cabotaggio, dalla commediola di caserma."
C.C. (Callisto Cosulich) - Paese Sera - 26/03/1976

"[…] Spesso, tuttavia, l’errante trama si raggruma in tratti efficacemente marcati, volutamente provocatori, resi con quella mordente e laconica aggressività di riprese che Lizzani ha coltivato da quando si occupa di cronaca nera. E l’interpretazione sociale di tale cronaca è condotta polemicamente fino in fondo, con alcune pagine anche assai impressionanti: vedasi ad esempio la sequenza del passo d’oca sfoggiato dai sanbabilini sotto gli occhi di passanti attoniti ma non troppo; o si ascolti il machiavellico dialogo di un commissario della Buoncostume […] dove si spiegano gli opportunistici perché del mancato repulisti di Piazza San Babila da parte delle forze dell’ordine. […]"
Guglielmo Biraghi - Il Messaggero - 26/03/1976

"[…] ”San Babila ore 20: un delitto inutile” non funziona a nessun livello. La messa a fuoco delle motivazioni psicologiche, familiari e ambientali che dovrebbero spiegare perché questi ragazzi sono fascisti è approssimativa […] o goffa, con precipitose cadute nel comico involontario […]. Anche se hanno le facce giuste, nessuno dei ragazzi riesce a diventare un personaggio, ma nemmeno come racconto corale il film regge perché risulta riduttivo e orecchiato analizzare il neofascismo giovanile soltanto in chiave psicologica, anzi psicopatica. […] Non mancano, comunque, sequenze apprezzabili […]. Non convince, invece, quella del passo romano in piazza San Babila che pure ha la sua dilatata suggestione espressionistica, ma in contraddizione con l’impianto cronachistico. Chi l’ha immaginata, non conosce Milano né i limiti che concede ai suoi fascisti."
Morando Morandini - Il Giorno - 10/04/1976



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