Luciana Paluzzi



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A cura di Franco Grattarola

Luciana Paluzzi è una donna di una bellezza cangiante. Cambia, di film in film, il colore dei capelli (da bruni a castano-rossi), cambia, nei titoli di testa dei primi film, il nome (da Paoluzzi a Paluzzi), cambia il ruolo e l'importanza di Luciana in un venticinquennio di cinema italiano e straniero.

Giovanissima, appena sedicenne, appare nella commedia Sua altezza ha detto: no (1953) di Maria Basaglia e, poco dopo, nella produzione hollywoodiana, girata interamente in Italia, Tre soldi nella fontana (1954) di Jean Negulesco, dove interpreta il ruolo della sorella del celebrato 'latin lover' Rossano Brazzi.

Luciana, come altre dive in fieri negli anni '50, si ritrova, nel periodo iniziale della carriera, sulle pagine dei fotoromanzi, dietro l'usbergo del nome d'arte, vagamente risorgimentale, Daniela Saffi.

Per tutti gli anni '50 Luciana è presente in una nutrita serie di pellicole italiane e di coproduzioni, non mancando di interpretare il dittico 'indiano' di Fritz Lang (La tigre di Eschnapur [1959] e Il sepolcro indiano [1960]) e il mitologico archetipo Le fatiche di Ercole (1958) di Piero Francisci.

All'inizio degli anni '60 Luciana è chiamata ad Hollywood per girare Ritorno a Peyton Place (1961) di Josè Ferrer, sequel di minor successo de I peccatori di Peyton (1957) di Mark Robson. Sul set di questa produzione americana, Luciana conosce e sposa l'attore Brett Halsey, volto noto del cinema di genere italiano da Riccardo Freda a Lucio Fulci.

Il matrimonio con il divo americano dura appena un paio d'anni, a differenza del successo di Luciana, che raggiunge l'apice con l'interpretazione della 'cattiva' Fiona Volpe in Agente 007 Thunderball - Operazione Tuono (1965) di Terence Young.

A questo punto la carriera dell'affascinante attrice si divide tra impegni internazionali e nazionali; tra i primi contiamo il notevole western di Gordon Douglas Vivere da vigliacchi e morire da eroi (1967) e la riduzione cinematografica del romanzo di Jules Verne Il capitano Nemo e la città sommersa (1968) di James Hill, tra i secondi annoveriamo il thriller La morte non ha sesso (1968) di Massimo Dallamano, il western all'italiana Il pistolero dell'Ave Maria (1969) di Ferdinando Baldi e il 'women in prison' di coproduzione 99 donne (1969), diretto dal maestro dell'exploitation Jess Franco.

Controfigurata nelle scene di nudo (è, infatti, ripresa di spalle) in Le insaziabili (a.k.a. Femmine insaziabili, 1969), ingenuo e delirante ritratto dell ''America amara' diretto da Alberto De Martino, Luciana è anche nel cast dell'oscuro protoerotico Playgirl '70 (1969) di Federico Chentrens .

Nel 1970 il nome di Luciana, curiosamente, si lega alle vicissitudini della travagliata approvazione della legge sul divorzio. Titola un quotidiano romano: "Vuol divorziare per prima la compagna di James Bond".

Nella cronaca, corredata da una bella foto di Luciana immersa in una vasca da bagno, leggiamo: "L'attrice Luciana Paluzzi che era salita improvvisamente al rango di 'stellina' del cinema per essere apparsa accanto al prestigioso agente '007', James Bond, in 'Operazione Tuono', ha richiesto di poter benificiare 'per prima' della legge sul divorzio. [...] Luciana Paluzzi si sposò all'estero circa dieci anni fa, a Las Vegas, con l'attore americano Brett Helsey. Dopo due anni il matrimonio fu sciolto con sentenza di divorzio a Los Angeles. Il consolato italiano, proprio nel momento del divorzio, di sua iniziativa e soltanto allora trascrisse il matrimonio nei registri dello Stato Civile di Roma. L'attrice si è rivolta al tribunale civile per ottenere la cancellazione da questi registri del suo matrimonio contratto all'estero. Ha anche chiesto che, nel suo caso, vengano applicate le norme del 'piccolo divorzio', in quanto il suo caso rientra tra quelli previsti dal progetto di legge Fortuna-Baslini.[...]". (Paese Sera 02/10/1970).

Solare presenza muliebre, a fianco della conturbante Tina Aumont, nel notevole Lawrence d'Arabia all'italiana Il sergente Klems (1972) di Sergio Grieco, Luciana è tra gli interpreti del più sconosciuto film di Riccardo Freda, l'horror satanico Estratto dagli archivi segreti della polizia di una capitale europea (1972).

Negli anni del nudo e della commedia erotica, Luciana, poco concedendo all'esibizione dell'epidermide, si confronta con le nudità genorosamente esibite da Eleonora Giorgi ne La sbandata (1974) di Alfredo Malfatti e Salvatore Samperi e da Ursula Andress (altra ottima Bond girl) ne L'infermiera (1975) di Nello Rossati.

Il regista inglese Terence Young, che l'aveva voluta nel cast di Non c'è tempo per morire (1958) e lanciata nel citatissimo Bond-movie, sceglie ancora una volta la bellezza cosmopolita di Luciana per due grosse produzioni, Le guerriere dal seno nudo/Le amazzoni di Terence Young (1974) e L'uomo del Klan (1974).

Segnaliamo una rapida apparizione di Luciana nel blaxploitation-movie Pistola nera spara senza pietà (1972) di Robert Hartford Davis. Luciana non manca, comunque, l'appuntamento con il genere più canonico e centrale del cinema italiano di genere degli anni '70, il poliziesco.

Nell'ottimo La mala ordina (1972) di Fernando di Leo è l'hostess, al centro della trama che prevede l'eliminazione fisica dell' 'uomo di casino' Luca Canali (un grande Mario Adorf), uccisa ferocemente dai due spietati killer americani Henry Silva e Woody Strode.

La polizia sta a guardare (1973), sequel de La polizia ringrazia di Stefano Vanzina/Steno diretto dal produttore Roberto Infascelli, vede Luciana nel ruolo di vittima e testimone reticente di un sequestro di persona, lavorata ai fianchi dal super-questore, parrucchinato ma efficace, Enrico Maria Salerno.

Proprio durante la lavorazione del film di Infascelli, un critico solitamente compassato come Morando Morandini rimane, a dir poco, folgorato dalla bellezza e dal fascino di Luciana: "Piccola, ben tornita, dal viso dolcemente espressivo incorniciato dai capelli di castano ramato, l'attuale immagine di Luciana Paluzzi non coincide con quella di Fiona, la subdola e fascinosa nemica di Sean Connery in 'Operazione Tuono', mai vista una 'vamp' di aspetto così borghesemente perbene, così teneramente materno. [...]" (Il Giorno 10/07/1973)

Luciana è, alternativamente, donna poliziotto in ...A tutte le auto della polizia (1975) di Mario Caiano, discreto poliziesco sul racket della prostituzione minorile, e ladra in Gli amici di Nick Hezard (1976), divertente versione italiana de La stangata diretta da Fernando di Leo.

Ammorbidente presenza muliebre, Luciana è al fianco del paranoico giustiziere Henry Silva in L'uomo della strada fa giustizia (1975) di Umberto Lenzi, uno dei primi cloni de Il giustiziere della notte di bronsoniana memoria. 

Nel 1978, ultimo anno di una carriera attoriale ultraventennale, Luciana, in perfetta regola con l'accentuato dualismo di artista italiana e internazionale, interpreta il giallo-poliziesco Il commissario Verrazzano di Franco Prosperi, protagonista maschile l'icona poliziottesca Luc Merenda, e Il magnate greco di Jack Lee Thompson, linguacciuta biografia, interpretata dal compianto Anthony Quinn, dell'armatore greco Aristotele Onassis.

Luciana, ancora bella e soave, si risposa nel 1979 con l'americano Michel J. Solomon, presidente della Lorimar Television e intraprende, in America, lontano dagli incostanti riflettori dello star-system, una nuova carriera di produttrice cine-televisiva e, per molto tempo, di corrispondente americana del gruppo Fininvest/Mediaset.

Noi la ricordiamo ne La mala ordina mentre muore, casuale eroina, per salvare la vita all'infimo magnaccia Luca Canali.