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Liberi armati pericolosi (1976)  
Con
Stefano Patrizi
(Doppiato da Cesare Barbetti)
Mario Farra, "Il biondo"

Benjamin Lev
(Doppiato da Massimo Giuliani)
Giovanni Etruschi, "Joe"

Max Delys
(Doppiato da Manlio De Angelis)
Luigi Morandi, "Luis"

Eleonora Giorgi
(Doppiato da Vittoria Febbi)
Lea, ragazza di Luigi

Tomas Milian
(Doppiato da Ferruccio Amendola)
Commissario di Polizia

Antonio Guidi
Vice Commissario Conti

Diego Abatantuono
Lucio

Luciano Baraghini


Ruggero Diella
Amico di Lucio che rapina il supermercato

Giorgio Loccuratolo
Amico di Lucio che rapina il supermercato

Venantino Venantini
Papà di Luigi

Valeria Gagliardi


Gloria Piedimonte
Amica di Lucio

Tom Felleghi
(Doppiato da Giorgio Piazza)
Prof. Farra, papà di Mario

Maria Rosaria Riuzzi
Amica di Lucio

Carmelo Reale
Contraffattore di passaporti

Salvatore Billa
Contraffattore di passaporti

Raniero Dorascenzi
Impiegato banca (*)

Attilio Pelegatti
Uomo in banca durante la rapina (*)

Cesare Di Vito
Agente di Polizia (*)

Omero Capanna
Agente di Polizia (*)

Peter Berling
Obrawalde (*)

Flora Carosello
Donne delle pulizie famiglia Morandi (*)

Non identificato
Benzinaio (*)

(*) non accreditato




"E’ un film che fa rabbia. Come Castellari, Dallamano, Martino, Infascelli, Caiano, Grieco, Massi, Lenzi, Di Leo e tanti altri, Romolo Guerrieri è un regista di cinema d’azione che s’è cimentato più d’una volta nel genere poliziesco, uno dei più sgangherati, efferati e reazionari del cinema italiano di consumo. Non è dei peggiori, e lo dimostra anche qui a livello tecnico: c’è un mestiere innnegabile nelle sequenze d’inseguimento, una certa cura nella direzione degli attori e persino un gusto del paesaggio come si può vedere nell’ultima parte del film. […] Ma la sceneggiatura è di un imbecillità così proterva, di una inverosomiglianza così ostentata, di una ricerca della violenza così esasperata e gratuita da risultare vergognosa nel suo disprezzo per l’intelligenza del pubblico. […]"
M.Mor. (Morando Morandini) - Il Giorno - 07/01/1977


Una breve divagazione: Doppiovù. Doppiovù, ovvero una grandissima rivista giovanile edita tra il 1976 e il 1978 che si occupava di musica, di teatro, di cinema ma anche di scomode tematiche sociali che a fatica iniziavano a emergere, come la droga, le riforme scolastiche, i metodi di contraccezione. Una rivista molto impegnata politicamente, per una giovane generazione molto impegnata politicamente. Ma fra le sue molte virtù un grosso difetto, comune peraltro a tutta la sinistra di quegli anni: quello di ignorare con supponenza o peggio di demonizzare (se si escludono, paradossalmente, i film di Dario Argento...) tutto l'insieme del cinema popolare di genere, con un occhio particolarmente malevolo per i film polizieschi. E così l'unico film poliziesco recensito (ovviamente nella categoria "DA NON VEDERE") risulta essere proprio Liberi armati pericolosi, con il seguente commento: "Altra inutile e pasticciata esibizione di violenza per le strade della solita Milano. Ci naufraga Eleonora Giorgi insieme con l'improbabile commissario Tomas Milian, sempre più tragicamente orfano di cinema western" Ma Doppiovù sbaglia due volte. Sbaglia nel rifiutare una chiave di lettura dei fatti di allora che il tempo, galantuomo, ha reso convincente quanto meno come l'interpretazione della controparte. E sbaglia soprattutto perchè il film, trasposto efficacemente da Fernando Di Leo da un racconto di Scerbanenco e diretto da Romolo Guerrieri, è obiettivamente bello. Una pellicola nella quale predomina l'ottima caratterizzazione psicologica dei personaggi, nella quale l'atmosfera noir si mescola con un’azione più marcata e una forte dose di ironia riscontrabile soprattutto nella figura di Giò, che non manca di citare direttamente in uno sfasciacarrozze un altro cult del poliziesco (La mala ordina, dello stesso Di Leo), e che sdrammatizza una scena di inseguimento esclamando il titolo immaginario di "Milano violenta, la polizia non rallenta!". La storia: ai piedi della Madonnina, tre giovani ragazzi (Gio, Luis e Mario detto il Biondo) si aggirano pericolosamente liberi per la città seminando il terrore tra i pistola e i pirla milanesi. Il commissario, interpretato senza eccellere da Tomas Milian, rimane un po’ fuori dal fulcro della trama, nell’ombra inerte davanti alla follia dei tre acerbi protagonisti, ma tramite lui Guerrieri lancia accuse e rimproveri a quei genitori che confondono l’amore per la prole con l’appagamento nutritivo di essi. E denuncia che si sono smarriti quei valori quali la famiglia intesa nella concezione cattolica del termine, in cui il genitore dona ai figli non solo soldi da spendere ma anche e soprattutto il rispetto verso il lavoro come valore della dignità personale, e il quieto vivere con il prossimo, nel senso di collaborazione e contrapposizione positiva. Estremamente convincente la prova recitativa offerta dalla giovane Eleonora Giorni, ragazza del Luis, che cerca invano di redimere anche attraverso l'azione delle forze dell’ordine. Il biondo comanda e spara, spara ripetutamente, in un distributore di benzina, al supermercato a Lucio (impersonato dal ventunenne Diego Abatantuono dal Giambellino al suo esordio cinematografico) e ai suoi ragazzi, agli sfasciacarrozze, ai due campeggiatori tirolesi, morti su morti senza battere ciglio, senza nessun rimorso. Giovanni Etruschi sarà il primo a cadere sotto i colpi del robusto campeggiatore austriaco, e poi dai cani della polizia, Rimarranno il Biondo e Luis uniti da un amore contorto e tutto celebrale, a cui Leo (Eleonora Giorni) assiste impotente. Solo la morte potrà sciogliere il legame morboso dei due, assieme fino alla fine, assieme nella tomba di lamiere nel profondo burrone del dolore.
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