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 << I film della Pollanet Squad (POLIZIESCO) >> 
L'ultimo guappo (1978)  
Con
Mario Merola
Don Francesco Aliprandi

Walter Ricciardi
Roberto, figlio di Don Francesco

Luciano Catenacci
Don Pasquale Ronciglio

Fabrizio Forte
Roberto (da piccolo)

Sonia Viviani
Ninfa Rosa

Nunzio Gallo
Giovanni

Luciano Zanussi
Uomo alla sala da ballo (*)

Giulio Massimini
Uomo al tavolo di don Pasquale Ronciglio (*)

Nestore Cavaricci
Uomo di Don Pasquale (*)

Alfonso Brescia
Uomo di Don Pasquale al porto (*)

Lina Franchi
Donna alla sala da ballo (*)

Angelo Boscariol
Uomo di Don Pasquale (*)

Luciano Foti
Uomo alla sala da ballo (*)

Marcello Martana
Inserviente a teatro (*)

Benito Pacifico
Spacciatore picchiato da Don Francesco (*)

Lino Mattera
Attore teatrale (*)

Salvatore Puccinelli
Contrabbandiere (*)

Vezio Natili
Uomo al tavolo di don Pasquale Ronciglio (*)

Olimpia Di Maio
Rosa (*)

Gennaro Beneduce
Nicolino Tassi (*)

Nello Pazzafini
Salvatore, uomo di Don Pasquale (*)

Sandra Wolff
Donna al tavolo di don Pasquale Ronciglio (*)

(*) non accreditato




"[…] Scritto da Ciro Ippolito e Piero Regnoli, ”L’ultimo guappo” è una chicca, un babà, uno zucchero per i lettori di “Grand Hotel” e gli appassionati della sceneggiata. […] C’è persino un colpo di regia – che è di Alfonso Brescia (Al Bradley) – con quel piano-sequenza in soggettiva di don Francesco nel “night-club” che potrebbe essere firmato dal Duvivier degli anni Trenta."
Morando Morandini - Il Giorno - 27/08/1978

"[…] Alfonso Brescia non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo e di pescare nell’inconscio melodrammatico di certo cinema e di certa tradizione popolare. Così questo tentativo di trasportare la sceneggiata napoletana sullo schermo (dopo il successo che questo tipo di spettacolo ha ottenuto in teatro), è inficiato dalla mistura col “poliziesco all’italiana”. […] Ci sono tutti i luoghi tipici e la trinità Dio-Patria-Famiglia è rispettata. Ma è tutto ricostruito senza vita e i dialoghi sono al di sotto del lecito, così come gli attori (a parte Merola). C’è un virtuosismo tecnico (una scena ripresa in “soggettiva” quando il guappo buono depone il cadavere del figlio sul tavolo dell’antico rivale), ma non basta. Poteva essere una piccola snobberia simpatica, sull’eredità di Matarazzo; invece resta una finta macchina strappacore, dove non manca neppure la ragazzina del peccato che ci porterà alla tragedia."
M.Po.(Maurizio Porro) - Corriere della Sera - 11/08/1979
Sequenza finale
Poster