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Canne mozze (1977)  
Musiche
Manuel De Sica




"Come il titolo lascia intravedere “Canne mozze” è una storia di lupare, e si svolge in un paesino sconosciuto dove esistono ancora questioni d’onore e la gente parla con accento siculo. […] Anche se gli ingredienti per la suspense a ben guardare ci sarebbero tutti, la vicenda non coinvolge molto, forse perché i personaggi - tutti antipaticissimi - sono appena tratteggiati, per giunta secondo cliché ormai consunti e tutto sommato inverosimili. Sul piano dell’azione pura, il film è deludente perché è troppo lunga l’attesa del macello conclusivo che appar inevitabile fin dalla prima battuta. "
F.Br. - Il Giorno - 06/08/1977

"[…] Sullo sfondo di una Sicilia di maniera pullulante di “picciotti” dai baffi vistosamente posticci, la vicenda, del tutto destituita di ogni analisi storica o sociale, si propone come null’altro che un greve western di ambientazione italica […]. Che il problema morale non preoccupi eccessivamente il regista Mario Imperoli è del tutto dimostrato dall’evidente simpatia con cui il bandito, benché assassino di un innnocente carabiniere, è tratteggiato, e dall’ambigua dimostrazione di come una donna preferisca a un pacifico cittadino un solista della lupara. Stupisce, invece, che costui scelga la lupara, visto che la donna ha il viso intenso e il corpo sinuoso dell’avvenente Ritza Brown. "
L.A. (Leonardo Autera) - Corriere della Sera - 06/08/1977

"[…] Una storia assai poco credibile […] , ambientata in una Sicilia altrettanto incredibile, dove le strade infuocate dal sole sembrano ad ogni istante attendere il duello finale di un mediocre western all’italiana e gli angoli celare terribili e sanguinosi agguati. Per non dire poi delle facce di contorno, tutte sospette e bieche. L’unico ad aver l’aria franca e sincera, invece, è proprio colui che non dovrebbe averla: il duro e spietato protagonista, qui impersonato dall’atletico e sempre sorridente Antonio Sabato. La bella sposina è l’esordiente Ritza Brown. La sciatta regia è di Mario Imperoli."
Pep. (Massimo Pepoli) - Il Messaggero - 07/08/1977
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