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La polizia ringrazia (1972)  
Con
Enrico Maria Salerno
Commissario Bertone

Mariangela Melato
Sandra

Mario Adorf
(Doppiato da Pino Locchi)
Sostituto Procuratore Ricciuti

Franco Fabrizi
Francesco Bettarini

Cyril Cusack
(Doppiato da Gualtiero De Angelis)
Ex Questore Stolfi

Laura Belli
Anna Maria Sprovieri

Jurgen Drews
Michele Settecamini

Corrado Gaipa
Avvocato Armani

Giorgio Piazza
Ministro

Ezio Sancrotti
(Doppiato da Arturo Dominici)
Commissario Santalamenti

Piero Tiberi
Mario Stateletti

Diego Reggente
Giornalista

Ada Pometti
Sorella di Mario

Sergio Serafini
Giornalista

Fortunato Cecilia
Delatore

Ferdinando Murolo
Uomo dell'Anonima Anticrimine

Gianfranco Barra
Esposito

Romualdo Buzzanca


Giovanna Di Vita


Rosemarie Lindt


Riccardo Mangano


Franco Meroni


Corrado Solari
Ragazzo arrestato dalla Polizia

Gianni Solaro
Capo della Polizia

Franz Treuberg


Romano Milani
Giornalista (*)

Giuseppe Marrocco
Pederasta (*)

Luciano Bonanni
Raf Valenti (*)

Aldo Rendine
Carabiniere (*)

Valentino Macchi
Poliziotto in Centrale Operativa (*)

Alfonso Giganti
Giornalista (*)

(*) non accreditato




"Col mestiere che si ritrova nelle mani Steno ha potuto dirigere col suo vero nome, Stefano Vanzina, un film di sicura presa spettacolare, sceneggiato in collaborazione con Lucio De Caro. […] Strettamente raccomandata ai fatti, che incalzano senza posa, con ritmo un po’ traballante ma efficace, la vicenda non lascia adito a troppe riflessioni. Ma una almeno si può fare: che il regista è stato molto abile nel prospettarla prima da destra o meglio da centro-destra (la polizia impastoiata dalle provvidenze democratiche) e poi da sinistra (l’”anonima anticrimine” arieggiante il Ku Klux Klan), e più ancora nell’operare il ribaltamento in modo che la polizia stessa (idest il Bertone) vi facesse la miglior figura. Buone le scene d’azione, che prevalgono; folta e aggiornata la galleria dei delinquenti e dei teppisti della “Roma male”. Ma il pensoso Salerno, pur facendo il suo dovere, risulta pensosamente laterale rispetto al suo personaggio; è più aggrondato che persuaso. […]"
L.P.(Leo Pestelli) - La Stampa - 14/04/1972

"[...] Il soggetto è chiaramente ispirato a fattacci brasiliani, ma intrighi di casa nostra, ancora avvolti nell’ombra, conferiscono interesse alla vicenda: svelta, serrata e ben interpretata."
P.B. (Pietro Bianchi) - Il Giorno - 26/03/1972

"“La polizia ringrazia” non è film che metta la voga degli argomenti contestatari al servizio di un facile commercio di brividi. Sebbene qua e là il suo tono sia corrivo, la polemica stemperandosi al contempo in un moderato alternare il colpo al cerchio con il colpo alla botte, esso ha orizzonti più ampi, che diremmo fantasociali se non fossero basati su elementi la cui attualità preme. Né a caso il regista Stefano Vanzina, nel prendere in mano un soggetto di Lucio De Caro, noto giornalista politico, ha deciso di firmare con il proprio cognome in tutte lettere, anziché con lo pseudonimo di Steno, sotto il quale è conosciuto dal grosso pubblico come autore di pellicole di consumo. [...] Tutto ciò il film racconta evitando accenti eccessivamente didascalici, con mestiere sicuro e frequenti guizzi di drammaticità, nonostante certi cedimenti finali. Un buon cast s’impegna nel disegno dei personaggi [...]. Funzionalmente incalzanti le musiche di Stelvio Cipriani."
Bir. (Guglielmo Biraghi) - Il Messaggero - 12/04/1972


Per antonomasia il padre del genere, girato nel 1972 dalla mano sapiente e innovativa del Vanzina, è il primo poliziottesco all'italiana che finalmente trova la sua autonomia dal poliziesco made in USA. Il commissario Bertone insegue inutilmente una giustizia invisibile che si arrende mestamente alla legge della violenza, di una Beretta turbata pronta a scaricarti la morte. Intanto la città capitolina agonizza al cospetto della microcriminalità più abietta (invertiti, prostitute, macrò, piccoli delinquenti). Il film denuncia una situazione giudiziaria di immobilismo permanente a forma di spirale al contrario, che inghiotte vorticosamente se stesso al riparo da occhi indiscreti. L'unico mezzo per contrastare la ferocia criminale è una giustizia più totale, che possa rispondere con il fuoco al fuoco. Saltano poco a poco le teste di Bettarini (Franco Fabrizi), un rapitore, una prostituta, un omosessuale per mano di un'organizzazione di giustizieri privati capeggiata dall'ex questore Stolfi interpretato dal sempre valido Cyril Cusack. I cadaveri della spazzatura metropolitana vengono sistemati davanti a cartelloni pubblicitari che invitavano i cittadini perbene a mantenere pulita la propria città. La pensa in modo diametralmente opposta l'affascinante giornalista incarnata dalla bellissima Mariangela Melato che sostiene una giustizia più garantista, meno oppressiva, atta ad educare con le buone maniere quegli sventurati ragazzi vittime di una società avversa al più debole: "I delinquenti non nascono delinquenti, è la società che li rende tali". La pellicola mette a confronto continuamente le due metodologie di applicazione della giustizia lasciando il giudizio allo spettatore indipendentemente dalle preferenze di partito. La situazione precipita nel momento in cui Michele Settecamini, giovane pregiudicato, sequestra l'avvenente Laura Belli per coprirsi una fuga disperata, scaraventandola nella scena madre del film tra le ruote di una Giulia della Polizia quando la fuga da disperata si fa impossibile. Ma quando anche il Settecamini si rende conto di avere i minuti contati, non tanto per la caccia condotta dalle forze dell'ordine ma piuttosto per quella dell'Anonima Anticrimine dei giustizieri privati di Stolfi, il malvivente decide di costituirsi nelle mani di Bertone, l'unico, paradossalmente, a battersi ancora per il rispetto delle leggi e per la democraticità. Siamo alla svolta finale, Bertone affronta i giustizieri e li avverte dell'imminente condanna della lobby essendo in possesso di dossier scottanti; è la fine, anzi no, i dossier sono stati trovati da Stolfi e il commissario è spacciato, bersaglio inerte di un plotone di esecuzione. La violenza è la vincitrice assoluta del lavoro di Vanzina che anticipa la realtà sociale sviluppatasi negli anni 70.
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