Così, per gioco (1978)

Regia:

Leonardo Cortese

Sceneggiatura:

Mario Casacci 

 

Alberto Ciambricco 

Interpreti:

Mariano Rigillo 

 

Antonio Fattorini 
Claudio Valli 
  Luciano Melani 
Daniele Dublino 
Cristiano Censi 
Sergio Rossi 
Raffaele Curi 
Maddalena Crippa 
Maria Grazia Grassini 
Barbara Nay

OST:

Filippo Trecca 

Episodi:

5

Prima TV:

17/2-17/3 1979

 

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Sigla e titoli di testa

 

L'antefatto

 

Special thanks to
CLAUDIO OLDYOUNG e ANDREA NAPOLI

 


A cura della Pollanet Squad

La tranquillità e la monotonìa di una piccola cittadina di provincia come tante altre vengono bruscamente interrotte da una serie di morti violente, legate a un giro pesante di carte e di soldi che spesso vanno e quasi mai vengono.

Lo sceneggiato si apre proprio con gli ultimi minuti di vita di Sandro Tommasi, ragazzo giovane e un pò scapestrato che finisce i suoi giorni in uno spaventoso incidente lungo una strada interrotta per frana, peraltro regolarmente segnalata, mentre si reca a riferire importanti novità a Padre Felice (Daniele Dublino), suo confessore e maestro di vita.

Disgrazia? Suicidio? O qualcosa di altro?

Il dubbio in realtà tormenta poco il telespettatore, che vede distintamente un'ombra e la sua mano stronza e misteriosa scansare accuratamente i cartelli di avviso e poi gustarsi la catapulta e le evoluzioni della otteccinquanta di Tommasi giù dal dirupo fino all'esplosione finale.

Ma crede pochino all'ipotesi del suicidio anche il commissario Selvaggi (Mariano Rigillo), che inizia a scavare nel giro delle amicizie più strette e viziose del Tommasi: il sordido farmacista Marilli (Luciano Melani), lo squallido professor Marzi (Claudio Valli), la vedova e ricca bottegaia Lorenza Volpe (Maria Grazia Grassini), la giovane Elena Sirente (Maddalena Crippa) figlia di un noto esponente politico, e per ultimo l'ambiguo pittore D'Armini (Cristiano Censi) che non gli resterà molto da vivere per godersi un'inaspettata fortuna sul tavolo da poker e nella vita professionale.

Altri personaggi indecifrabili come Nico (Antonio Fattorini) e suo fratello Benedetto (Raffaele Curi) o la cassiera dell'emporio, Giovanna (Barbara Nay), si aggiungono all'intricata matassa e spesso ci lasciano anche le bucce, ma la chiave di volta di tutta la questione sembra essere una banconota da centomila beffardamente scarabocchiata e un misterioso codice che fa riferimento a un numero di telefono, o forse a un c/c bancario, o forse chissà.

Solo l'arguzia e un pò di culo del commissario riuscirà a venire a capo di tutta la storia, che ha il suo drammatico ed affannoso epilogo lì dove era cominciata, tra le montagne impervie e i boschi inviolati dell'Abruzzo, in una 850 con una vita spezzata dall'ingordigia umana.


Sullo sfondo di una storia complicata di disgrazie che assomigliano ad assassinii e di sventure che si trasformano in omicidi, Leonardo Cortese disegna un particolare quadro delle miserie e degli splendori della provincia italiana, tra omuncoli che preferiscono far morire dissanguato un amico piuttosto che veder intaccata la propria reputazione e le splendidi e decadenti locations nel centro storico de L'Aquila e del comprensorio marsicano.

Il regista utilizza perfino un insistito monologo della serva Rosina, davanti al commissario e al Procuratore, in uno stretto e bizzarro vernacolo aquilano, per ribadire il soggetto fortemente accentrato sul territorio della vicenda, senza con questo appesantire la narrazione della storia.

Nonostante alcuni momenti non del tutto convincenti, infatti, il racconto è molto ben congegnato e risulta appassionante grazie anche a un montaggio molto efficace e a un tema musicale di fondo azzeccatissimo.

Alla buona riuscita della realizzazione contribuisce non poco il cast, con tutti gli attori più familiari dello sceneggiato made in RAI-TV, da Mariano Rigillo a Maria Grazia Grassini, da Antonio Fattorini a Luciano Melani.