a cura di
Alberto Dell'Orto - motonline.com
Nata nel
1962 come sostituta della Giulietta berlina, la Giulia TI ne riprendeva
lo schema meccanico di base, come il motore a quattro cilindri di scuola
aeronautica, con distribuzione bialbero e costruzione interamente in
alluminio, che faceva davvero classe a sè in un epoca dominata da
tranquilli propulsori in ghisa ad aste e bilancieri.

La
cilindrata portata a 1570 cc permetteva, con l'impiego di un carburatore
doppio corpo verticale, di ottenere una potenza (92 CV) ancora oggi
tutt'altro che risibile.
La
velocità massima cronometrata dalle riviste specializzate superava (e
di molto) i 165 km/h dichiarati dalla Casa: Quattroruote registrò oltre
175 all'ora!

La
trasmissione fu dotata di un cambio a cinque marce (caratteristica
piuttosto rara all'epoca, e comune solo a vetture di altissimo prestigio
e sportività), caratterizzato però all'inizio di un poco sportivo
comando al volante.
La
precisione e la dolcezza della successiva versione con comando a cloche
rimarranno per parecchi lustri un punto di riferimento per tutti i
concorrenti.
Il ponte
rigido posteriore (già all'epoca una scelta tecnica tutt'altro che
innovativa, e responsabile del tipico "scuotimento" del
posteriore sullo sconnesso) era stato però reso funzionale posizionando
al meglio molle e ammortizzatori e mantenendo la scatola del
differenziale in alluminio per ridurre il peso.

Le
sospensioni anteriori avevano uno schema a quadrilateri sovrapposti (lo
stesso a tutt'oggi impiegato in F1), mentre dopo i primi 22.000
esemplari si passò nel 1964 dai freni a tamburo a quelli
a disco della Dunlop, sostituiti nel 1968 dai più performanti e
affidabili ATE, poi mantenuti su tutta la serie Giulia fino all'ultima
Spider del 1994.
La
meccanica aveva nel tempo beneficiato di un continuo aggiornamento,
anche grazie alla fortunata avventura della TI Super.
Questa
vettura, costruita nel biennio 1963-64 in soli 501 esemplari, montava un
motore a due carburatori doppio corpo e doppia accensione, derivato
dalla specialissima Giulia SS.
Modifiche
agli alberi a camme, alle valvole e al rapporto di compressione avevano
portato la potenza a ben 112 CV, valore ancor oggi superiore alla media
della categoria.
I
lusinghieri risultati sportivi di questa vettura, capace in condizioni
standard di superare l'allora favolosa velocità di 185 km/h (ben di più
nelle versioni preparate per le corse), portarono nel 1965 alla
realizzazione della Giulia Super, che diventò in brevissimo tempo la
vettura preferita dalle forze dell'ordine e ancora oggi simbolo di un
epoca.
Il
perchè non è difficile da capire: grazie alla carrozzeria dal Cx
all'epoca eccezionale di 0,34 e ai due carburatori orizzontali Weber
DCOE, la nuova nata poteva vantare una potenza di 98 CV e una velocità
massima dichiarata di oltre 175 km/h, ma le preparazioni della neonata
Autodelta sapevano spremere il motore fino a ricavarne addirittura 160
CV.
Anche
alcune vetture di Polizia e Carabinieri, destinate agli inseguimenti,
beneficiavano di queste prestazioni.
Contemporaneamente
aumentava l'attenzione al livello delle finiture dell'abitacolo,
elemento sempre criticato sulla TI.
Nel 1964
aveva fatto la sua apparizione la 1300, dotata di cambio a 4 marce e
allestimento semplificato, seguita nel 1966 dalla versione TI,
"l'unica 1300 con cinque marce", come reclamizzava la Casa.
Con
82 CV, ottenuti con l'aumento del rapporto di compressione e un diverso
collettore di scarico, la vettura si poteva fregiare del titolo di 1.3
più veloce del mondo (163 all'ora abbondanti, secondo Quattroruote).
Sarà la
versione più venduta di tutta la gamma Giulia, con oltre 144.000
esemplari.
Intanto
il vuoto lasciato dalla 1.6 TI nel '67 veniva colmato nel 1969 dalla
1600 S, di fatto una 1.3 TI con quattro fari e il motore 1600 a
carburatore singolo portato a 95 CV, mentre la Super guadagnava altri 4
CV grazie all'aumento di diametro dei condotti dei carburatori.
Nel
1970 debuttava la 1300 Super, dotata di doppio carburatore: la potenza
salì a 89 CV e l'accelerazione si avvicinava in modo sensibile a quella
della 1600, mentre la velocità trovata da Quattroruote sfiorava i 168
km/h effettivi, il che la manteneva inconfutabilmente la vettura più
prestante della sua classe.
Nel
1972 la svolta: dopo anni di incomprensibili differenze di dotazione e
allestimento per ogni versione e ogni cilindrata, la Casa unificò la
produzione, dotando di quattro fari la 1300 e di fatto trasformando la
1.6 in una versione a richiesta ottenibile con un supplemento (per la
verità poco giustificato) di 90.000 lire.
Contemporaneamente
le vetture continuavano un evoluzione che le porterà ad offrire un
comfort di marcia e una gentilezza di comportamento assolutamente
sconosciuti all'inizio.
Nel 1974
l'ultimo intervento: si tentò di mantenere attuale la linea ormai quasi
quindicenne montando una mascherina anteriore di ispirazione Alfetta e
spianando le caratteristiche forme dei cofani anteriore e posteriore.
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la Giulia
di Yogi
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Nacque
così la Nuova Super (disponibile anche in una infelice versione Diesel
da 136 km/h), che accompagnerà il nome Giulia fino alla fine della
produzione, nel novembre del 1977.
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la Giulia
di Roby
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